Fotogallery viaggio "Presentazione guida DAL BRENTA AL PIAVE"
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Descrizione del viaggio/attività:È stata una serata “mitica”, una calda ma importante serata. Quello che è successo l’11 maggio all’Alpstation di Bassano è quanto di più bello e piacevole un arrampicatore si potesse aspettare.
L’occasione dell’appuntamento era dettato dalla presentazione della nuova guida di arrampicata “Dal Brenta al Piave – Falesie in Valsugana e Monte Grappa”. L’opera, scritta a sei mani da Stefano Casarotto, Sergio Boato e Angelo Battaglia, è stata elogiata dai molti arrampicatori che si sono avvicendati sulle rocce delle sedici falesie descritte.
Si sono ricordati i momenti più belli, quelli vissuti a chiodare pareti magari solo intraviste prima, cantieri quasi sempre scoperti dai “Casarotti”, così sono chiamati i due fratelli, Stefano e Momi Casarotto e il fraterno amico Sergio Boato.
La presentatrice Paola Favero è subito entrata in confidenza con il pubblico. Molti infatti gli amici di tante arrampicate soprattutto in Valle Santa Felicita, una delle falesie più storiche del Veneto. Malgrado la frequentazione delle sue pareti fin dagli anni ’60 la “Valle” non aveva mai avuto una guida che ne descrivesse le linee. C’è da dire che dopo le aperture dei primi anni, quelle effettuate con chiodi e scarponi ad opera di Amedeo Piran (presente in sala), Renzo Timillero, Paolo e Lodovico Cappellari, la palestra non aveva avuto lo sviluppo di altre perché legata ad una mentalità classica. Solo negli ultimi anni un gruppo di locals, soprattutto Giovanni Rebeschini, ha aperto decine di itinerari anche di notevole difficoltà.
Paola Favero ha poi invitato gli scopritori di Costa, la seconda falesia spittata in zona. È la prima aperta dai “Casarotti” e risale al 1984. Belli gli interventi di Momi e Stefano, nonché di Sergio Boato.
Si è via via passati alle testimonianze di molti altri che hanno ricordato episodi di vita vissuta, esperienze che hanno formato generazioni di arrampicatori, ma soprattutto ringraziato gli autori della guida per aver dato senso a tanta storia.
Intenso è stato l’intervento di Umberto Marampon che, con la sua solita verve, ha ringraziato gli autori per la pregevole opera ma soprattutto per aver messo a disposizione, in modo completamente gratuito e volontario, tante belle vie d’arrampicata dove oggi si possono divertire frotte di giovani.
Altro intervento degno di nota e che ha infuocato il pubblico è stato quello di Sandro Neri, famoso arrampicatore bellunese che tante volte ha frequentato le falesie vicentine. Toccante e simpatica è stata la lettura di una sua poesia in puro dialetto bellunese sulle mani dell’arrampicatore dedicata, nel frangente, a Paul Murer per le sue grandi e forti mani di muratore. Ne riportiamo in calce il testo.
Si sono poi succeduti sul palco Marco Savio, Giulio Abrate, Giovanni Rebeschini, Matteo Mocellin, il bravo fotografo che ha riempito molte pagine della guida, Ermes Bergamaschi, Gianluca Bellin e, non ultimo, Giovanni Spitale che ha sensibilizzato la platea sul problema della donazione del midollo osseo presentando l’associazione Climb For Life.
Ha chiuso la serata l’editore del libro, Francesco Cappellari, titolare di Idea Montagna Editoria e Alpinismo ringraziando i tre autori, Matteo Mocellin, Marco Simionato per l’accattivante grafica della guida e per la preparazione del bel montaggio fotografico d’apertura, tutti gli intervenuti e la coinvolgente Paola Favero.
LE MAN PIENE DE GROP
Dopo na vita passada su pa’ i crep
co’ le maje sbusade e a sbrindelòn,
me càte ades vestì come ‘n sioret,
e sul laòro somèje a ‘n dotoron.
Lustro e incravatà davanti al spècio,
me rivede co’ sto muso da moltòn,
compagno e preciso anca te l’òcio
al crodaròl de ‘n temp, vestì de gramolon.
Epùr la cravatina la fa la sò figura,
intonada a la jachèta e drio la moda;
davanti a ‘n bel tosàt con tanta cura,
nissùni va a pensar: “malà de croda”.
Ma i grop i vien al pèten, l’è destin,
e dal vestito lìss e inamidà,
sponta fora doi man da contadin
che me tradìss, beata verità…
L’è man piene de grop, grosse e smacotàde,
se acòrde tuti, no pòss contar busìe,
le porta indòss domila rampegade,
a frazàr par àni, su par quele vie.
Spèss a quei dotori che vede par laòro
ghe casca l’òcio giùst su le me zàte;
tirà ligànte e lustro come l’oro,
farò mai chè, par aver ste doi manàte?!…
Ste speladùre no l’è nessuna rogna,
passiòn de croda no l’è na malattia,
no vede a rampegar sta gran vergogna,
e ste doi man no pòss tajàrle via!…
Sandro Neri