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Copertina del libro: Ferrate a Cortina

Ferrate a Cortina


 24 itinerari - 24 routes - 24 klettersteigen

Autore:

Editore: Idea Montagna

Argomento: escursionismo

Collana: Sentieri

Prezzo di copertina: 19,50 €

Formato: 15x21 cm

Pagine: 232 a colori

Data pubblicazione: 30/06/2011

ISBN: 978-88-97299-02-8

Peso: 450 gr

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Descrizione:

La conca ampezzana è, nel bene o nel male, da decenni il punto d'incontro di molti fruitori della montagna. Quando negli anni '50 Cortina iniziò il nuovo sviluppo improntato al turismo, anche grazie alle Olimpiadi Invernali del 1956, da semplice paese di montagna, chiuso nelle sue tradizioni, divenne in poco tempo vero e proprio polo di un turismo di montagna dalle mille sfaccettature.

Si poteva trovare l'alpinista che, sulle orme degli Scoiattoli, ripercorreva le vie di roccia, oppure il semplice escursionista intento a rimirare un paesaggio impagabile, come pure il riccone che badava a tutto fuorchè alla bellezza dell'ambiente circostante.
La moda della “casa a Cortina“ da parte di industriali e faccendieri rovinò non poco l'equilibrio degli abitanti improntato da sempre in una vita regolata dalle stagioni. Diede però contemporaneamente l'impulso a fare della cittadina un polo mondiale di turismo d'alta qualità.

I Cortinesi, grazie all'arcaica costruzione della società delle Regole, ebbero l'intelligenza e la lungimiranza di sfruttare tale moda riuscendo a mantenere la proprietà dei terreni e delle vecchie case, oltre che delle tradizioni popolari. Non c'è da stupirsi se oggi in Corso Italia vediamo passeggiare la donna del posto con il tradizionale costume a fianco dell'animale impellicciato e super truccato. Come pure le auto di lusso si confondono con i trattori per lo sfalcio dei prati o per il trasporto del letame.

Gli Ampezzani, veri e unici proprietari della conca, sorridono compiaciuti per tanto benessere consapevoli, comunque, d'aver perso per sempre forse la cosa più preziosa: l'integrità culturale.
In un mondo in cui non si può tornare indietro e tutto è dettato dal denaro, resiste per fortuna un concetto della montagna ben diverso. Il paese, malgrado tutto, continua ad essere circondato da meravigliose montagne, sicuramente uniche al mondo, crode che aprono il cuore e la mente a chi sa interpretarne le rughe, le linee, la storia. Monti con un'anima dentro, dove si sono combattute aspre battaglie nel nome di qualcun altro, dove si sono scritte pagine di storia alpinistica, dove ogni persona può ancora assaporare il profumo dei boschi o la corsa di un camoscio.

Lo sport di montagna si è molto evoluto negli ultimi decenni. L'industria dello sci ha portato i grandi capitali, gestiti da pochi, ma creando un indotto comodo a tutti. Ha portato anche gente che con la montagna non c'entra un bel nulla, sfruttamento e anti-cultura.
Ma una vasta schiera di appassionati ogni anno trovano spazio anche nel movimento sano, quello in cui è contemplata la fatica (e sennò che sport è?) e dove la voglia di scoperta esteriore ed interiore rimane dominante. Salire per i boschi, sbucare sul ghiaione, attaccarsi alla roccia, raggiungere una cima impegna il fisico ma libera la mente, apre il cuore al mondo, mette a sopire le frustrazioni e le difficoltà di una vita sempre più convulsa.

E allora la montagna, le Dolomiti, le crode di Cortina diventano luoghi dove ricacciare l'anima a respirare e riprendere il suo cammino più leggera.
La costruzione delle ferrate sulle montagne della conca ampezzana a partire dagli anni '60 non è stata esente da critiche. La ferrata, in un certo qual modo, consente la salita ad una vetta con mezzi artificiali, diciamo eticamente sleali. Dà la sicurezza del percorso e dell'eventuale ritorno, permette di usufruire di una corda d'acciaio per la progressione. In effetti non si tratta di arrampicata, il corpo e la mente solo raramente o parzialmente sono concentrati al superamento dei passaggi in modo armonico ed integro. Per di più le vie tracciate molte volte vanno a ripercorrere itinerari di arrampicata del passato. Con le ferrate si è arrivati ad un altro compromesso tra purezza e falsità.

Essendo state costruite dagli stessi Scoiattoli hanno comunque una loro etica, permettono a chi le frequenta l'illusione della conquista in quanto permangono fatica, esposizione e, seppur in minima parte, una certa dose di rischio.
Nel ripercorrerle ho scoperto un mondo di amanti autentici della montagna, di cantori delle bellezze dei luoghi, pur consapevoli dell'artificiosità della loro prestazione. Un compromesso, appunto, tra sicurezza e movimento, tra verticale e godimento della vetta. Persone di mezza età, coppie giovani, bambini nei percorsi più facili, mi hanno portato alla consapevolezza che la parete non è solo rischio e alte difficoltà ma anche spensieratezza e rilassamento. Un aspetto, questo, che conduce al comune obiettivo della frequentazione della montagna per un'elevazione interiore sempre meno frequente al giorno d'oggi.

Elenco degli itinerari:
1 - Ferrata Ra Gusela
2 - Ferrata dell'Averau
3 - Ferrata della Furcia Rossa e Sent. della Pace
4 - Ferrata Cesco Tomaselli
5 - Cengia Veronesi
6 - Sentiero Kaiserjäger e Galleria del Lagazuoi
7 - Ferrata degli Alpini
8 - Scala del Meneghel
9 - Ferrata Giovanni Lipella
10 - La Grotta di Tofana
11 - Sentiero Astaldi
12 - Ferrata Giuseppe Olivieri
13 - Sent. Olivieri, Ferrate Aglio e Tofana di Mezzo
14 - Ferrata del Formenton
15 - Ferrata Ettore Bovero
16 - Sent. dei canyon e delle cascate della Val di Fanes
17 - Ferrata Strobel
18 - Terza Cengia del Pomagagnon, Ferrata Zumeles
19 - Ferrata René De Pol
20 - Ferrata Marino Bianchi
21 - Sentiero Ivano Dibona
22 - Ferrata Sci Club 18
23 - Ferrata Berti e Ferrata Vandelli

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The Ampezzo basin, for better or for worse, has been the meeting point for many mountain enthusiasts for decades. In the 50s, when Cortina began its development into the tourist industry, and also thanks to the 1956 Winter Olympics, it rapidly transformed from a simple mountain community, stuck in its ways and traditions, into a real mountain tourist honeypot of many faces.

You could find the mountaineer who, in the footsteps of the Scoiattoli repeated free-climbing routes, or the hiker intent on completing a priceless walk, or indeed the very rich making the most of the beauty of the surrounding area. The fashion for the “house in Cortina“ by industrialists and entrepreneurs damaged to a considerable extent the locals’ balance of living according to the seasons, which had been imprinted in them for an eternity. At the same time, it created the desire to turn the town into an international hotspot of high quality tourism.
The Cortina people, thanks to the ancient formation of the “Societa delle Regole“, had the sense and farsightedness to take avantage of this fashion, succeeding in keeping the ownership of land and old houses, as well as their own traditions. On Corso Italia today it is not unusual to see the women of the area in traditonal dress complete with makeup and a well-groomed pet. Equally, the supercars mix with the tractors and muckspreaders.
The Ampezzans, the only true owners of the valley, smile goodnaturedly on so much wellbeing, fully aware, however, that perhaps the most precious thing - cultural integrity - is lost forever.
In a world where there is no going back and where everything is dictated by money, thankfully the mountains remain somewhat apart. The town, despite everything, continues to be surrounded by awe-inspiring mountains, without a doubt unique, peaks which open the heart and mind for those who know how to read the strata, the lines, the history. Mountains with a veritable soul, where battles have been fought in people’s names, where page upon page of mountaineering history has been written, where every man and woman can still savour the smell of the forest or the run of the chamois.
Mountain sports have evolved dramatically in the last few decades. The ski industry has brought in capital, managed by few but creating temptation for all. It has also brought with it those to whom the mountains mean nothing, and so exploitation and loss of culture.

But every year, a vast crowd of enthusiasts find space for clean, untainted movement, that which requires physical effort (without which what sport is it?) and where the desire for discovery remains strong. Climbing through forests and over scree, clinging onto rock, reaching a summit is both engaging physically but also frees the mind, opens the heart to the world, puts aside the frustrations and complications of an ever busier life.
And so the mountains, the Dolomites, the peaks of Cortina become places where one can retrain the soul to breathe and.

The building of ferratas on the mountains of the Ampezzo Valley since the 60s has not been without its critics. A ferrata constitutes an ascent to a summit via articifial means, say the disloyal purists. The protection on the route and the eventual descent allows you to take advantage of a steel cable along the way. In effect, it is not climbing; body and mind are rarely or only partly concentated on overcoming sections in a clean and full way. On the whole, these well-repeated routes follow previous free-climbing routes. With via ferrata, we have reached yet another compromise between purity and artificiality.

Having been put up by the same Scoiattolli does however credit them with a certain ethic, allowing those climbing them the illusion of conquest thanks to the effort, exposure, and, even if to a lesser extent, the certain amount of risk involved. In re-doing them I have discovered a world of genuine mountain enthusiasts, singing the praises of the beauty of the area, fully aware of the artificial nature of their achievement. A compromise, then, between safety and movement, between the vertical climbing and the enjoyment of the summit. People in their middle-ages, young couples, children on the easier routes, brought to me the knowledge that walls are not only about risk and grades but also lightheartedness and relaxation. This is something which gives the whole alpine community the objective of visiting the mountain for an internal feeling of upliftment, found less and less in today’s world.

Das Ampezzo Tal ist - positiv oder negativ gesehen - seit Jahrzehnten Treffpunkt vieler Bergliebhaber. Dank der Olympischen Winterspiele 1956 begann Cortina in den 50er Jahren mit einer neuen Tourismusentwicklung und entwickelte sich bald von einem einfachen Bergdorf, das in seine Traditionen eingeschlossen war, zu einem echten Mittelpunkt eines vielfältigen Fremdenverkehrs.
Man konnte Bergsteiger auf den Felswänden finden, die den Fußstapfen der “Scoiattoli“ folgten, oder den einfachen Wanderer, der dabei war die unglaubliche Landschaft zu bewundern, aber auch den Wohlhabenden, der alles andere als die Schönheit der Umgebung suchte.
Die Mode von Seiten Industrieller und Geschäftemacher ein Haus in Cortina zu besitzen, ruinierte nicht nur das Gleichgewicht in der Bevölkerung, das seit jeher auf einem Leben nach Jahreszeiten basierte. Sie gab gleichzeitig den Anstoß, die Stadt zu einem weltweit bekannten Zentrum hochwertigen Tourismus zu entwickeln.

Die Cortineser, dank der altehrwürdigen Institution der “Regole“, hatten die Intelligenz und Weitsicht, diese Mode auf ihre Weise zu nutzen, sodass es ihnen gelang, den Besitz von Grundstücken und alten Häusern sowie die volkstümlichen Traditionen zu bewahren. Es ist also kein Wunder, dass wir heute auf dem Corso Italia eine Einheimische in Tracht beim Spaziergehen beobachten können und neben ihr eine geschminkte Pelzträgerin. Ebenso wie sich Luxusautos unter Mähtraktoren und Kraftfahrzeuge für ländliche Mülltransporte reihen.
Die Ampezzaner, wahre und alleinige Besitzer des Tals, lächeln zufrieden bei so viel Wohlstand, sind sich jedoch bewusst, dass sie für immer vielleicht das Wertvollste verloren haben: ihre kulturelle Integrität.
In einer Welt, in der es keinen Weg zurück gibt und alles durch Geld bestimmt ist, besteht zum Glück noch eine sehr unterschiedliche Auffassung vom Berg. Trotz allem ist der Ort weiterhin von wunderschönen, sicherlich weltweit einzigartigen Bergen und Felswänden umgeben, welche die Herzen und den Geist derjenigen öffnen, die ihre Risse, Linien und Geschichte verfolgen können. Berge mit einer Seele, in deren Wänden erbitterte Kämpfe im Namen von anderen stattfanden und Seiten der Bergsteigergeschichte geschrieben wurden und in denen jeder Mensch noch den Duft des Waldes oder die Sprünge der Gämse bewundern kann.
Der Bergsport hat sich in den letzten Jahrzehnten rasch entwickelt. Die Skiindustrie, in der Hand von wenigen, hat große Geldmengen in Umlauf gebracht und schaffte einerseits ein für alle bequemes Einkommen, andererseits zog dies aber auch Leute an, die mit dem Berg gar nichts zu tun hatten und die gleichzeitig Ausbeutung und Anti-Kultur mit sich brachten.
Aber eine große Schar an Begeisterten, bei denen der Wunsch eines äußeren und inneren Entdeckens dominiert, findet jedes Jahr Raum für gesunde Bewegung, deren Bemühungen ausgezeichnet werden (denn was sonst wäre der Sport?). Aufstieg durch den Wald, Herauskommen auf dem Geröll, das sich an den Felsen Klammern, das Erreichen eines Gipfel - all das beschäftigt den Körper, befreit den Geist, öffnet der Welt das Herz und schmälert Frustrationen und Schwierigkeiten eines immer hektischeren Lebens.
Und dann werden die Berge, die Dolomiten, die Felswände von Cortina zu Orten für die Seele, an denen sie atmen und ihren Weg leichter fortsetzen kann.

Der Bau von Klettersteigen in den Bergen des Ampezzo Tals seit den 60er Jahren blieb nicht ohne Kritik. Auf eine gewisse Weise ermöglicht der Klettersteig das Erklimmen einer Bergspitze mit Hilfe technischer Mittel und gilt daher als ethisch unfair. Er garantiert die Sicherheit des Weges und einer eventuellen Umkehr und erlaubt die Benutzung des Stahlseils bei der Progression. Aber eigentlich ist es kein Klettern. Körper und Geist sind nur selten oder nur teilweise auf die überwindung von Passagen in harmonischer und vollständiger Weise konzentriert. Sehr oft folgen diese Steige früheren Kletterrouten. Mit den Klettersteigen wurde ein Kompromiss zwischen Reinheit und Unwahrheit erreicht. Obwohl diese von denselben “Scoiattoli“ gebaut wurden, haben sie dennoch eine eigene Ethik und bieten denjenigen, die sie begehen, die Illusion einer Eroberung, von Leistung, Müdigkeit und Ausgesetztheit und - wenn auch minimal - eines gewissen Risikos. Durch diese Rückkehr habe ich eine Welt von wahren Bergliebhabern entdeckt, von Sängern, die diese Schönheiten preisen, auch wenn sie sich deren Künstlichkeit bewusst sind. Wie gesagt, ein Kompromiss von Sicherheit und Bewegung, von Vertikalität und Freude am Gipfel. Leute mittleren Alters, junge Paare und Kinder auf den einfacheren Wegen brachten mich zu der Erkenntnis, dass die Wand nicht nur ein hohes Risiko und Schwierigkeiten bedeuten, sondern auch Unbesorgtheit und Entspannung. Die Sichtweise, die aus einem inneren Drang her zum gemeinsamen Ziel “Berggehen“ führt, findet man heute immer seltener.




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L'autore:

Francesco Cappellari
Francesco Cappellari - Google+

Accademico del CAI, Istruttore Nazionale di Alpinismo e Scialpinismo, membro della Scuola Centrale di Alpinismo. Ha al suo attivo più di 1000 ascensioni in tutte le Alpi e in ogni disciplina, nonché alcune spedizioni extraeuropee che lo hanno portato, nel 2003, alla salita del Gasherbrum II di 8035 m. Autore di opere di successo come Ghiaccio Verticale, le più belle cascate delle Alpi Orientali, Mountain Bike in Val di Fassa, Ferrate a Cortina e le guide alpinistiche dedicate alle Dolomiti di Brenta, è anche titolare della Casa Editrice Idea Montagna Editoria e Alpinismo.



Recensioni ricevute:

Recensione Ferrate a Cortina Alpinia.net
Settembre 2012 - Filippo Zolezzi - Alpinia.net 09/2012

Recensione su Alpinia.net

Questa interessante guida propone 24 ferrate tra le più famose Dolomiti: Nuvolau, Averau, Lagazuoi, Tofane, Cristallo e Sorapiss sono alcune di esse, con vie ultra note come la Vandelli, quella degli Alpini, i sentieri Astaldi, Kaiserjager, e Dibona.

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